Truffe ChatGPT, attenti ai siti falsi che il chatbot ti consiglia
I chatbot di intelligenza artificiale sono diventati il nuovo motore di ricerca per milioni di persone. Si chiede a ChatGPT dove comprare un prodotto, quale plugin installare, quale sito visitare, e si segue il consiglio senza troppi dubbi. È esattamente qui che i truffatori hanno trovato il loro nuovo terreno di caccia. Le truffe ChatGPT non riguardano il chatbot in sé, ma il modo in cui i criminali sfruttano la fiducia che gli utenti ripongono nelle sue risposte.
Il meccanismo è semplice quanto efficace: creare siti che sembrano legittimi, farli indicizzare o farli apparire plausibili al modello, e aspettare che qualcuno ci caschi.
Il caso Russell & Bromley: quando ChatGPT consiglia un sito truffa
L’esempio più eclatante degli ultimi mesi riguarda Russell & Bromley, storico marchio di scarpe britannico che ha cessato le attività come rivenditore indipendente nel gennaio 2026. Molti utenti, non sapendo della chiusura, continuavano a cercarne il sito. I truffatori hanno colto l’occasione al volo: hanno creato domini imitativi come therussellbromleyofficial, graficamente identici all’originale, e questi siti sono riusciti a passare tra le maglie di ChatGPT, che li ha suggeriti come destinazioni affidabili.

Gli utenti che si sono fidati hanno perso denaro su ordini mai arrivati e, cosa peggiore, hanno consegnato dati sensibili come numeri di carta, indirizzi e credenziali bancarie direttamente nelle mani dei criminali. Non un furto con scasso: una truffa costruita sulla fiducia nell’IA.
Falsi plugin e malware: il caso Vidar
Le truffe ChatGPT non si limitano allo shopping online. Un altro vettore sempre più usato riguarda i finti plugin e le applicazioni AI per desktop. Microsoft ha documentato una campagna in cui i criminali hanno usato annunci pubblicitari per distribuire un finto plugin AI per Windows che, una volta installato, attivava il malware Vidar, specializzato nel rubare password, cookie e wallet di criptovalute.
Il file era firmato con un certificato ottenuto in modo fraudolento ma riconosciuto come attendibile da Windows. Il 13 marzo 2026, in un singolo episodio, la campagna ha colpito oltre 66.000 dispositivi. La velocità con cui queste operazioni si organizzano è uno degli aspetti più preoccupanti: basta che esca un nuovo modello AI o un aggiornamento di ChatGPT per trovare, nel giro di poche ore, falsi siti, falsi repository e falsi installer pronti a circolare.

Come funziona la tecnica del data harvesting
Un’altra variante delle truffe ChatGPT riguarda le false notifiche di rinnovo abbonamento. L’utente riceve un messaggio che sembra provenire da OpenAI, con logo, grafica e tono perfetti, che lo avvisa di un problema con il pagamento e lo invita a cliccare un link per risolvere.
Il link porta a una pagina fasulla dove viene richiesto di inserire numero di carta, data di scadenza, CVV e a volte anche le credenziali dell’home banking. I dati non vengono usati per nessun abbonamento, ovviamente: vengono raccolti in tempo reale dai criminali e rivenduti o sfruttati immediatamente. In alcune varianti la pagina installa anche script di tracciamento o tenta il download di componenti malevoli.
Il dominio di destinazione, a un controllo attento, non è mai chatgpt.com o openai.com: ci sono stringhe anomale, errori di battitura o estensioni sospette. Ma pochi ci fanno caso.
Perché funzionano così bene le truffe ChatGPT
Il punto cruciale non è tanto l’uso dell’IA per automatizzare gli attacchi, anche se quello conta. È un meccanismo psicologico più vecchio. I criminali sfruttano la popolarità di brand come ChatGPT per abbassare le difese delle vittime. Un logo familiare, un nome che si riconosce, e la guardia si abbassa. Funzionava con le banche, funzionava con Amazon, funziona adesso con l’intelligenza artificiale.
A questo si aggiunge il fatto che i modelli linguistici non verificano i siti in tempo reale e possono essere ingannati da contenuti costruiti appositamente per sembrare autorevoli. Le truffe ChatGPT sfruttano esattamente questa finestra.
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Usare ChatGPT per cercare prodotti, scaricare strumenti o trovare siti è diventato normalissimo. Troppo normalissimo, forse. La regola d’oro rimane quella di sempre: controllare sempre il dominio prima di inserire qualsiasi dato, non fidarsi ciecamente di nessun consiglio, umano o artificiale che sia. Un indirizzo web con una lettera storta o un’estensione insolita è ancora il segnale più affidabile per smascherare una truffa. L’IA non ti salva dall’ingannare te stesso.
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