Siti pirata Mondiali chiusi, maxi blitz contro lo streaming illegale

Le autorità colpiscono lo streaming pirata dei Mondiali, quasi 2.000 domini oscurati tra USA e Sudamerica.

Siti pirata Mondiali chiusi

Ogni Mondiale porta con sé la stessa scena, milioni di persone che cercano lo stream gratis e i siti che spuntano per accontentarli. Stavolta però le autorità hanno risposto in modo diverso dal solito. I siti pirata Mondiali chiusi in queste settimane sono quasi 2.000, tra due operazioni internazionali partite in parallelo durante il torneo.

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Siti pirata Mondiali chiusi, la portata dell’operazione

Negli Stati Uniti il Dipartimento di Giustizia ha lanciato Operation Offsides il 26 giugno, sequestrando inizialmente quasi 400 domini che offrivano stream non autorizzati delle partite. Rispetto ai Mondiali del 2022 in Qatar, quando i domini sequestrati furono 78, l’azione di quest’anno è almeno cinque volte più grande, come raccontato nel nostro approfondimento su Operation Offsides.

Tra i siti pirata Mondiali chiusi in questa prima ondata, TorrentFreak ha tracciato tramite dati DNS un totale di 627 domini identificati come sequestrati, e appena una settimana fa sono arrivati altri 100 domini in più, molti dei quali erano indirizzi di riserva a cui i siti pirata si erano spostati dopo il primo giro di chiusure. Alcuni operatori hanno persino provato a rifugiarsi su domini iraniani, più difficili da raggiungere per le autorità americane.

Siti pirata Mondiali chiusi, maxi blitz contro lo streaming illegale
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La seconda operazione, ancora più ampia per numeri, porta il nome di Operación Tarjeta Roja ed è stata coordinata dalla Colombia insieme ad altri otto Paesi latinoamericani, tra cui Argentina, Brasile, Perù e Cile. Solo in territorio colombiano sono stati sospesi 1.140 domini sequestrati streaming, e sommando i risultati di tutti i Paesi coinvolti il conteggio dei siti pirata Mondiali chiusi sale a 1.840. In Colombia l’operazione ha portato anche a 15 arresti e al sequestro di migliaia di articoli di merchandising contraffatto legato ai Mondiali.

Cosa cambia per chi guarda lo streaming pirata

Chi in Italia ancora si affida a IPTV illegali o app modificate rischia più di quanto pensi, come abbiamo spiegato parlando del fenomeno del pezzotto durante i Mondiali. La rete di streaming pirata Mondiali 2026 non si limita ai siti web tradizionali, ma comprende anche app per Fire TV Stick e box Android che promettono partite gratis e finiscono per esporre l’utente a malware, connessioni non sicure e furto di dati personali e finanziari.

In Italia il quadro normativo si appoggia da tempo su Piracy Shield, la piattaforma AGCOM attiva dal 2024 che permette di oscurare i siti pirata segnalati dai titolari dei diritti, come Sky, DAZN e Lega Serie A, entro 30 minuti dalla segnalazione. Un sistema che negli ultimi 18 mesi ha già bloccato decine di migliaia di risorse online, e che lavora in parallelo alle grandi retate internazionali come quella vista durante questo Mondiale. I siti pirata Mondiali chiusifinora rappresentano quindi solo una parte del lavoro complessivo delle autorità, che si muovono su più fronti contemporaneamente, dalla chiusura dei domini al taglio dei ricavi pubblicitari.

Siti pirata Mondiali chiusi

Proprio su questo fronte è intervenuta anche la Trustworthy Accountability Group, che ha tagliato i ricavi pubblicitari a 1.376 siti che trasmettevano illegalmente contenuti sportivi. L’idea è semplice, se non riesci a chiudere un sito per sempre, almeno gli togli i soldi per restare in piedi. Nella sezione streaming del sito trovi altri approfondimenti su come guardare i Mondiali e gli eventi sportivi in modo legale, senza rischiare multe che in Italia possono arrivare fino a 5.000 euro per chi viene sorpreso a usare servizi pirata.

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Chi ha coordinato la caccia ai domini

Dietro i siti pirata Mondiali chiusi non c’è un solo ente che ha agito da solo. Il Dipartimento di Giustizia americano ha lavorato fianco a fianco con FIFA, beIN Media Group, NBCUniversal, UFC e Warner Bros per identificare i domini più attivi, mentre l’International Computer Hacking and Intellectual Property network ha esteso la caccia fino a Perù e Bulgaria, due Paesi dove la pirateria online prospera da anni, con azioni di supporto anche in Croazia, Romania, Polonia e Colombia. In Argentina, l’unità cybercrime UFECI ha aperto indagini contro tre piattaforme molto seguite nel Paese, ottenendo dai giudici federali il blocco di 14 siti collegati allo stesso network di siti pirata Mondiali chiusi già individuato dalle autorità americane.

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In definitiva

I numeri sui siti pirata Mondiali chiusi sono i più alti mai visti per un evento sportivo, ma chi segue questo tipo di operazioni sa già come va a finire di solito. Molti operatori riaprono su nuovi domini nel giro di poche ore, spesso con lo stesso nome e la stessa grafica di prima. La differenza, questa volta, è che le autorità hanno colpito anche chi finanzia questi siti, non solo gli indirizzi. Se guardi ancora le partite su piattaforme non ufficiali, il rischio non è più solo teorico.

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