Riconoscimento facciale carte Pokémon, anche i bambini davanti alla telecamera

Serve mostrare il volto a una telecamera per entrare, e in Europa una regola simile si scontrerebbe col GDPR.

Riconoscimento facciale carte Pokémon

Comprare un pacchetto di figurine mostrando la faccia a una telecamera. Succede in Giappone, dove The Pokémon Company ha attivato il riconoscimento facciale carte Pokémon all’ingresso dei suoi negozi per fermare i bagarini carte Pokémon che svuotano gli scaffali. La misura vale per tutti, bambini delle elementari compresi, ed è questo il dettaglio che ha fatto discutere più di ogni altro.

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Come funziona il Riconoscimento facciale carte Pokémon

Il riconoscimento facciale carte Pokémon parte dall’ingresso, dove chi vuole entrare deve prima acconsentire alla scansione del volto. Dopo la registrazione riceve un biglietto numerato che gli dà accesso al negozio, e il sistema controlla automaticamente che ogni persona ottenga un solo ticket nell’arco della giornata. Se qualcuno prova a prenderne un secondo o a rientrare più tardi, il personale lo blocca all’ingresso.

Hai 60 secondi? Ascolta il riassunto audio.

Secondo Nintendosoup il sistema è collegato ai documenti d’identità, quindi non si tratta solo di confrontare due facce ma di associare un volto a una persona con nome e cognome. I clienti in età scolare devono inserire il proprio numero di accesso quando ritirano il biglietto.

Pokémon Card Store, dove e quando

Qui va fatta una precisazione che diverse testate hanno saltato. Non è una policy globale né permanente. Il riconoscimento facciale carte Pokémon riguarda cinque Pokémon Card Store temporanei aperti in Giappone dal 31 luglio al 16 agosto 2026, nelle località di Natori, Chofu, Higashiura, Hiroshima-Fuchu e Chikushino.

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L’apertura coincide con il debutto giapponese di una nuova espansione del gioco di carte, MEGA Storm Emeralda, dedicata a Rayquaza. Sono esattamente le occasioni in cui gli scaffali si svuotano in pochi minuti, ed è per quelle che l’azienda ha tirato fuori l’artiglieria pesante.

Riconoscimento facciale carte Pokémon

Riconoscimento facciale carte Pokémon

Il problema che hanno provato a risolvere

Il fenomeno degli scalper carte collezionabili in Giappone è diventato ingestibile. Persone che entrano, comprano quantità industriali di pacchetti e rivendono i pezzi rari su Mercari a cifre che col listino non hanno più niente a che vedere. Prima del riconoscimento facciale carte Pokémon le code multiple e i rientri erano il trucco più usato per aggirare i limiti giornalieri, e nessuna misura meno invasiva aveva funzionato.

Il giro di soldi è arrivato al punto che se ne interessa anche il governo giapponese, che sta valutando modi per limitare gli acquisti di massa da parte degli speculatori. The Pokémon Company ha giocato d’anticipo prima che arrivasse una legge a decidere per lei.

Riconoscimento facciale minori, il nodo vero

I bambini in età prescolare sono esentati e possono entrare solo se accompagnati da un adulto. Dalle elementari in su, invece, la scansione è obbligatoria come per chiunque altro.

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Tradotto, un bambino di sei o sette anni deve farsi rilevare i dati biometrici per comprare delle figurine. Il riconoscimento facciale minori è uno dei terreni più delicati dell’intero dibattito sulla privacy, perché un minore non ha gli strumenti per valutare cosa significhi cedere il proprio volto a un sistema informatico, e chi lo accompagna spesso nemmeno.

L’azienda non ha mai definito il riconoscimento facciale carte Pokémon come misura anti bagarinaggio. Nella comunicazione ufficiale parla di garantire un ambiente d’acquisto sicuro, prevenire reati e applicare in modo equo i limiti di accesso. Formulazione che dice tutto e niente, ma che serve a spostare il discorso dalla speculazione alla sicurezza.

Riconoscimento facciale carte Pokémon

In Italia una cosa così non passerebbe

Se qualcuno provasse a replicare il modello da noi, si schianterebbe contro il GDPR riconoscimento facciale. I dati biometrici rientrano nelle categorie particolari dell’articolo 9, quelle che godono di protezione rafforzata, e il consenso all’ingresso di un negozio difficilmente si potrebbe considerare libero. Se l’alternativa è non entrare, quel consenso non è una scelta.

Con i minori la faccenda si complica ulteriormente. Il Garante italiano è intervenuto più volte su sistemi biometrici usati in contesti commerciali e scolastici, e l’orientamento è stato quasi sempre restrittivo. Il Giappone ha una normativa diversa e più permissiva su questo fronte, e la differenza si vede tutta.

Vale la pena ricordare che il volto è un dato che non puoi cambiare. Una password compromessa la sostituisci, la tua faccia no, e i rischi legati agli strumenti di ricerca biometrica li avevo già raccontati nel pezzo su PimEyes.

Se ti interessa il franchise al di là di questa vicenda, sul sito trovi anche i vecchi articoli su Pokémon Let’s Go e sui Pokémon leggendari di Pokémon Go, oltre alle altre notizie tech del giorno.

In definitiva

Il riconoscimento facciale carte Pokémon è la fotografia di dove siamo arrivati, cioè un punto in cui la soluzione più semplice a un problema commerciale è schedare biometricamente i clienti, bambini inclusi. Funzionerà contro i bagarini, probabilmente sì. La domanda è se ci sembra ancora strano, o se abbiamo già smesso di farci caso.

Fonte

Infotelematico

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