Quota di mercato ChatGPT crolla al 46%: Gemini e Claude avanzano
Per tre anni ChatGPT ha dominato il mercato dei chatbot AI senza rivali seri. Primo per utenti, primo per riconoscibilità, primo per tutto. Adesso, per la prima volta dalla sua nascita, qualcosa è cambiato. La quota di mercato ChatGPT è scesa sotto la soglia del 50%, fermandosi al 46,4% a fine maggio 2026. Non è un crollo verticale, ma è un segnale che il mercato dell’intelligenza artificiale non ha più un monopolista assoluto.
I dati arrivano dal State of AI Report 2026 di Sensor Tower e raccontano una redistribuzione che pochi si aspettavano così rapida.
I numeri: chi guadagna e chi perde
La quota di mercato ChatGPT era ancora sopra il 50% fino a gennaio 2026. In cinque mesi è scesa di quasi quattro punti, attestandosi al 46,4%. Per capire quanto sia veloce questa erosione, basta guardare indietro di un anno: secondo i dati Similarweb, a maggio 2025 OpenAI controllava il 76,4% di tutto il traffico mondiale verso piattaforme AI. Oggi quella quota è intorno al 52%. Quasi 24 punti persi in dodici mesi.

A beneficiarne è soprattutto Google Gemini, che è passato dall’8,9% al 27,7% in un anno, affermandosi come secondo player incontestato. Dietro di lui c’è Claude di Anthropic, che ha quasi sestuplicato la propria quota: dall’1,6% all’8,3%, con una crescita nell’ultimo mese tra le più alte di tutto il settore. Gli altri, Grok, Perplexity, DeepSeek e Meta AI, si dividono le briciole rimanendo tutti sotto il 5%.
In numeri assoluti il distacco resta comunque ampio: ChatGPT conta oltre 1,1 miliardi di utenti mensili, contro i 662 milioni di Gemini e i 245 milioni di Claude. Ma la direzione è chiara, e la quota di mercato ChatGPT continua a erodere mese dopo mese.
Perché la quota di mercato ChatGPT sta calando
Le ragioni sono almeno due, e di natura diversa. La prima è tecnica: la concorrenza si è fatta molto più competente. Gemini ha beneficiato dell’integrazione profonda nell’ecosistema Google, dai dispositivi Android a Gmail, da Search a Workspace. È un vantaggio distributivo enorme che ChatGPT non può replicare facilmente.
La seconda ragione è reputazionale. L’accordo siglato da OpenAI a febbraio 2026 con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha prodotto un picco misurabile di disinstallazioni. Nello stesso weekend, i download di Claude sono balzati di oltre il 50% in un solo giorno, spingendo l’app di Anthropic in cima all’App Store americano davanti a ChatGPT. Gli utenti, evidentemente, non guardano solo alla qualità del prodotto ma anche ai valori e alle partnership dell’azienda che lo sviluppa.

Il mercato aziendale: il vero campo di battaglia
C’è un dato che passa spesso in secondo piano ma che, per chi segue il settore, è forse il più significativo. Secondo Ramp, che monitora la spesa di oltre 70.000 aziende, a fine maggio Anthropic ha superato per la prima volta OpenAI nella quota di spesa aziendale in AI: 41% contro 39,5%. Un sorpasso che avrebbe fatto scalpore solo un anno fa.
Intanto la spesa complessiva nelle app AI ha superato i 4,2 miliardi di dollari nella prima metà del 2026, più del doppio rispetto agli 1,83 miliardi dello stesso periodo del 2025. Il mercato cresce, ma i frutti vengono distribuiti in modo sempre più frammentato.
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La quota di mercato ChatGPT al 46,4% non è una catastrofe per OpenAI, che resta il prodotto più usato al mondo con oltre un miliardo di utenti. Ma è la fine di un’epoca. Il mercato AI non è più un monologo: è diventato un ecosistema con più voci, e Gemini e Claude stanno raccogliendo utenti che fino a poco tempo fa non avrebbero mai considerato alternative. Chi pensava che ChatGPT fosse imbattibile ha ora qualche dato in più su cui riflettere.
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