Plex condivide dati pubblicitari, agisci subito
Plex condivide dati pubblicitari con 294 partner, ed è arrivato tramite un nuovo consenso che milioni di utenti si sono trovati davanti negli ultimi giorni. Il popup chiede di autorizzare la vendita di informazioni personali e la condivisione di dati con gli inserzionisti elencati su plex.tv/vendors, in cambio di pubblicità più mirata durante lo streaming.
Il testo del consenso è piuttosto esplicito. Plex chiede il permesso di vendere a terze parti email criptate e identificatori pubblicitari, oltre a memorizzare e condividere con i suoi 294 partner pubblicitari informazioni come indirizzo IP, caratteristiche del dispositivo e persino i contenuti guardati. Tutto questo per, si legge nel testo ufficiale, garantire la compatibilità tecnica della pubblicità e facilitarne la trasmissione al dispositivo.
Plex condivide dati pubblicitari
Non è la prima volta che una piattaforma di streaming chiede un consenso di questo tipo, ma Plex condivide dati pubblicitari con una formulazione insolitamente dettagliata. Nel testo del popup si specifica che i dati raccolti includono anche dati non precisi sulla posizione, il profilo utente e le scelte di privacy già effettuate in passato. Significa che anche chi ha già rifiutato altri consensi pubblicitari potrebbe ritrovarsi comunque davanti a questa nuova richiesta, perché il meccanismo di consenso di Plex sembra funzionare in modo indipendente rispetto alle preferenze salvate altrove.
Va anche detto che Plex, come altre piattaforme che offrono un livello gratuito, non permette di eliminare del tutto la pubblicità durante la visione. Quello che cambia con il consenso è solo il grado di personalizzazione degli annunci, non la loro presenza. Chi rifiuta la condivisione dei dati continuerà quindi a vedere spot pubblicitari, ma meno mirati rispetto alle proprie abitudini di visione.
Come disattivare la pubblicità personalizzata su Plex
La buona notizia è che esiste un pulsante “I do not agree” in fondo ai termini. Cliccandolo, l’accesso a Plex e ai propri contenuti resta invariato, cambia solo il tipo di pubblicità mostrata, che non sarà più personalizzata sulla base delle proprie abitudini di visione.
La cattiva notizia è che diversi utenti segnalano che il consenso può tornare da solo su “sì” dopo essere stato disattivato una prima volta. Per questo conviene controllare periodicamente le Consent Preferences dell’account, accessibili dalla pagina plex.tv/vendors, e impostare manualmente “All No” su ogni voce elencata. È anche possibile gestire i permessi in modo granulare, disattivando singolarmente ciascun partner invece di rifiutare tutto in blocco.

Vendita dati personali Plex, perché non stupisce nello streaming gratuito
Il meccanismo scelto da Plex non è una novità assoluta nel settore. Il modello ormai è quasi uno standard per chi offre streaming gratuito o a basso costo, il compromesso è quasi sempre lo stesso: guardi gratis o quasi, ma paghi con i tuoi dati. Lo stesso ragionamento vale per chi si chiede se Netflix con pubblicità nel 2025 convenga davvero, visto che anche lì il prezzo più basso arriva insieme a una raccolta dati più aggressiva per profilare gli spot.
Il punto delicato, in questo caso specifico, è la scala del fenomeno. Non si tratta di uno o due partner pubblicitari, ma di 294 soggetti diversi che possono ricevere informazioni sui contenuti guardati e sulle abitudini di utilizzo. Anche chi cerca alternative gratuite più semplici, come le tante app per vedere i canali del digitale terrestre in streaming, spesso non si rende conto di quanti dati vengono raccolti dietro le quinte, indipendentemente dalla piattaforma scelta.
Chi ha già affrontato il tema del tracciamento sui dispositivi smart, come nel caso dei monitor che tracciano come le smart TV, riconoscerà lo stesso schema. Raccolta dati silenziosa, opzioni di opt-out nascoste in fondo a pagine poco visibili, e nessuna vera alternativa se non rinunciare del tutto al servizio.
Non è un caso isolato di Plex, ma parte di una tendenza più ampia che coinvolge smart TV, monitor e ora anche i servizi di streaming stessi. Vale la pena tenere d’occhio anche le ultime notizie tech su questo fronte, perché la direzione sembra ormai chiara: più il servizio è economico o gratuito, più i dati diventano la vera moneta di scambio.
Chi gestisce un server Plex personale, e non solo il servizio di streaming gratuito con pubblicità, dovrebbe comunque controllare le impostazioni relative all’invio dei dati di riproduzione verso i server di Plex. Anche in quel caso esiste un’opzione per limitare la telemetria inviata, separata dal consenso pubblicitario appena descritto, ma altrettanto nascosta nei meandri delle impostazioni account.
In definitiva
Se usi Plex, vale la pena investire cinque minuti per controllare le tue Consent Preferences su plex.tv/vendors, prima che i tuoi dati finiscano nelle mani di partner che nemmeno sapevi esistessero.
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