Piracy Shield blocca VPN e DNS esteri, la sentenza che cambia tutto
Piracy Shield blocca VPN e DNS esteri, e nessuno può fermarlo, questa è la sostanza di due sentenze del TAR Lazio depositate il 17 luglio 2026. I giudici hanno confermato che AGCOM può ordinare il blocco anche a provider di VPN e DNS con sede fuori dall’Italia, non solo agli operatori nazionali. Per chiunque usi questi strumenti per aggirare i blocchi antipirateria, il quadro giuridico si è appena irrigidito parecchio.
Piracy Shield blocca VPN e DNS esteri, cosa dice la sentenza del TAR
Le due decisioni, la numero 13201 e la 13202, arrivano dal TAR Lazio e riguardano direttamente il funzionamento di Piracy Shield, il sistema che AGCOM usa per bloccare siti pirata entro trenta minuti dalla segnalazione. Il punto centrale non è tanto la novità del sistema in sé, quanto il criterio che i giudici hanno usato per giustificarne l’estensione oltre confine. Secondo il TAR, il collegamento territoriale che legittima l’intervento italiano non dipende da dove ha sede legale il fornitore del servizio, ma da dove si producono gli effetti dell’illecito. E gli effetti, per definizione, si producono in Italia, dove gli utenti accedono ai contenuti piratati.
Questo significa in pratica che un provider VPN con sede negli Stati Uniti o nei Paesi Bassi non può più limitarsi a rispondere che la giurisdizione italiana non lo riguarda. Non è una differenza da poco, perché fino a oggi molti operatori esteri consideravano gli ordini di AGCOM come qualcosa di ininfluente per loro.
AGCOM blocco VPN, il ruolo del Digital Services Act
Uno dei punti più discussi riguarda il rapporto con il Digital Services Act, il regolamento europeo che disciplina i servizi digitali. Il TAR ha chiarito che il DSA non rappresenta un ostacolo a questo tipo di ordini, perché si occupa dei criteri di vigilanza sugli obblighi procedurali dei prestatori di servizi, non della competenza degli stati membri a intervenire contro contenuti illeciti. In altre parole, Bruxelles regola come i provider devono comportarsi una volta ricevuto un ordine, non se uno stato possa emetterlo verso un soggetto estero.
I giudici hanno anche confermato la legittimità delle dynamic injunction, gli ordini di blocco dinamici che si aggiornano da soli quando i siti pirata cambiano dominio o indirizzo IP. Senza questo meccanismo, Piracy Shield perderebbe gran parte della sua efficacia in pochi minuti, dato che aggirare un blocco statico cambiando IP è banale. Il TAR sottolinea che strumenti simili esistono già in altri paesi europei, quindi non si tratta di un’invenzione tutta italiana.

Cosa cambia per chi usa DNS Cloudflare o Google DNS
Le implicazioni pratiche riguardano da vicino chi usa DNS Cloudflare o Google DNS al posto di quelli forniti dal proprio operatore, magari per motivi di privacy o velocità, e finisce comunque per aggirare i blocchi imposti agli ISP italiani. Con questa sentenza, anche questi servizi potrebbero ricevere ordini vincolanti da AGCOM, nonostante operino da server all’estero.
Resta comunque un divario tra quello che la sentenza autorizza sul piano formale e quello che AGCOM riuscirà davvero a far rispettare. Un conto è avere una base giuridica solida per emettere un ordine, un altro è convincere un colosso come Cloudflare o Google a eseguirlo senza discutere. La capacità operativa dell’autorità di raggiungere e far rispettare gli ordini a soggetti internazionali resta il vero banco di prova, come già emerso in passato con il caso del blocco erroneo di un IP Cloudflare che aveva mandato offline decine di siti legittimi in tutto il mondo, un episodio che pesa ancora sulla credibilità tecnica del sistema.

Va detto che la pirateria via IPTV illegale resta un fenomeno enorme, e il quadro normativo europeo guarda con crescente interesse al modello italiano proprio per questa capacità di intervenire rapidamente. Non a caso, dopo aver già discusso di come funziona il sistema francese contro la pirateria sportiva nella nostra analisi sui blocchi anti pirateria in Francia, il tema dell’estensione territoriale dei blocchi non riguarda solo l’Italia.
Va ricordato anche che Piracy Shield non è nuovo a scontri legali, basti pensare al ricorso di Cloudflare contro il sistemadopo il blocco accidentale di uno dei suoi IP, o al caso in cui la piattaforma è intervenuta per fermare la diffusione illegale di un evento Sky, descritto nel nostro articolo su Piracy Shield e l’intervento a tutela di Sky. Sono episodi diversi tra loro, ma raccontano tutti la stessa tensione tra l’esigenza di bloccare la pirateria in fretta e il rischio di colpire strumenti legittimi usati da milioni di persone per ragioni che non hanno nulla a che fare con lo streaming illegale.
Per chi si occupa di tecnologia e segue da vicino l’evoluzione della normativa italiana sul copyright online, trovi altri approfondimenti nella nostra sezione dedicata alle ultime notizie tech.
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Scopri NordVPN su GamsGoChe Piracy Shield blocca VPN e DNS esteri si traduca davvero in blocchi concreti dipenderà da quanto AGCOM riuscirà a far pesare la sua autorità oltre i confini nazionali, ma la base giuridica per provarci adesso c’è, ed è molto più solida di prima.
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