Vuoi macOS senza Mac? PearOS Linux non è la risposta
PearOS Linux è tornato dopo più di dieci anni di silenzio, e oggi è una distro linux simile a macos costruita su Archcon KDE Plasma. Il risultato somiglia parecchio a macOS Tahoe, barra dei menu in alto compresa, con una pera al posto della mela. Funziona davvero? In parte. È il progetto più curato della categoria dal punto di vista estetico, ma non quello su cui appoggiare il lavoro di tutti i giorni.
Cos’è PearOS Linux e da dove arriva
La storia inizia nel 2011, quando lo sviluppatore francese David Tavares lancia una distribuzione basata su Ubuntucon l’obiettivo dichiarato di far sembrare Linux un Mac. Nel 2014 il progetto sparisce dalla circolazione in circostanze che nessuno ha mai chiarito del tutto. Ci provano altri a raccoglierne l’eredità, con Pearl Linux e Clementine OS, ma nessuno dei due arriva lontano.

Poi, a fine 2025, un giovane sviluppatore rumeno di nome Alexandru Balan rimette in piedi tutto da zero. Niente più Ubuntu, niente più GNOME modificato. Questa volta la base è Arch Linux e l’ambiente desktop è KDE Plasma 6.5. Chi segue le ultime notizie tech se n’è accorto in fretta, perché di distro che imitano Apple ne sono nate tante, ma poche avevano fatto un lavoro così ossessivo sui dettagli.
PearOS NiceC0re, la release che sta girando adesso
PearOS nicec0re è il nome della nuova linea, quella che gli sviluppatori considerano la versione principale del progetto. Sotto il cofano gira un kernel Linux 6.17 e la filosofia di design ha pure un nome suo, Liquid Gel, fatta di trasparenze, sfocature e animazioni che vogliono restituire la sensazione di un sistema levigato.
Qui sta la parte interessante. Non è un tema appiccicato sopra un Plasma qualsiasi. C’è una barra dei menu globale che funziona sul serio, con un menu a forma di pera al posto di quello Apple in alto a sinistra, e dentro ci trovi un’app Impostazioni a colonna singola che ricalca lo stile iOS visto su macOS Ventura in poi. Qualcuno ci ha messo mesi di lavoro, si vede.
La versione più recente porta il numero 2026.03 e introduce un installer nuovo scritto in Electron. L’ISO pesa circa 3,6 GB e gira solo su processori x86_64. Al boot puoi scegliere tra driver liberi e driver proprietari NVIDIA, cosa che fa piacere a chi ha una scheda verde nel case.
Sotto la vernice c’è Arch, e questo cambia tutto
Qui arriva il problema vero. PearOS arch linux significa rolling release, cioè aggiornamenti continui senza versioni maggiori da aspettare. Per chi smanetta è una benedizione, perché hai pacchetti freschi e un kernel aggiornatopraticamente subito. Per chi arriva da macOS è una trappola mascherata da comodità.
Il punto è che chi installa un sistema del genere lo fa perché vuole l’esperienza Mac, quindi si aspetta che le cose stiano ferme e funzionino. Un rolling release invece si muove sempre. Un aggiornamento tira dentro una dipendenza nuova, un driver cambia comportamento, il tema personalizzato si rompe in un punto qualsiasi, e il riavvio veloce diventa una serata persa sul forum. Non succede tutti i giorni, ma succede abbastanza spesso da contare.
E c’è un dettaglio che riguarda da vicino chi legge questo sito. Girando solo su x86_64, PearOS non si installa sui Mac con Apple Silicon. Se hai un M1 o un M4 e volevi il paradosso di un finto macOS su un Mac vero, devi guardare altrove, per esempio verso le distribuzioni che ormai girano benissimo sui chip Apple.
Le cose che ancora non funzionano
Gli stessi sviluppatori di PearOS Linux ammettono che il nuovo installer è instabile e ancora in fase beta. Non è una voce di corridoio, sta scritto nelle loro pagine ufficiali.
Le recensioni degli utenti raccontano il resto. Una persona che l’ha provato da chiavetta USB segnala che la finestra delle Impostazioni non si massimizza come dovrebbe, resta piantata al centro dello schermo con due fette di desktop ai lati. Sempre nelle Impostazioni, lo scorrimento a due dita si ferma prima della fine dell’elenco, e per andare avanti tocca usare la freccia della tastiera. Chi ha scritto la recensione dice che il sistema ha potenziale, ma che consigliarlo adesso proprio non se la sente.
C’è pure un episodio che fa sorridere. Nella prova pubblicata da DistroWatch, poco dopo il caricamento del desktop è comparso un rettangolo nero nella parte alta dello schermo, senza controlli, senza spiegazioni e senza un modo evidente per mandarlo via.
Come provarlo senza fare danni
Se ti è venuta voglia di vederlo dal vivo, il pearos download si trova sul sito ufficiale del progetto, ma il consiglio è di non buttarlo subito sul computer principale. Una macchina virtuale o una chiavetta avviabile bastano per farsi un’idea in mezz’ora. Esistono anche servizi che ti lasciano provare la distro direttamente dal browser, senza scaricare niente.
Chi viene da Windows dovrebbe mettere in conto un cambio di abitudini più profondo di quanto sembri. Non è solo questione di dove sta il pulsante di chiusura delle finestre. Il modo di installare i programmi in automatico è diverso, il gestore dei pacchetti ragiona con un’altra logica, e le applicazioni Adobe e Microsoft non ci sono.

Resta sullo sfondo una domanda che nessuno ha ancora risolto. Più la somiglianza con macOS è precisa, più aumenta la probabilità che Apple faccia notare la cosa. Il PearOS originale è svanito nel 2014 e le circostanze non sono mai state chiarite, quindi il precedente esiste.
In collaborazione con GamsGo
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Il mio consiglio è semplice. Provalo in virtuale, guardalo, divertiti a smontarlo, perché come esercizio di design merita davvero. Poi torna al tuo sistema di sempre. Se quello che cerchi è l’estetica Apple senza il rischio, un KDE Plasma configurato bene o elementary OS ti danno quasi lo stesso risultato con molte meno sorprese al primo aggiornamento.
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