Peaky Blinders The Immortal Man è arrivato su Netflix il 20 marzo 2026, chiudendo definitivamente la storia di Thomas Shelby iniziata nel 2013.
Diretto da Tom Harper e scritto da Steven Knight, Peaky Blinders The Immortal Man riunisce Cillian Murphy (fresco di Oscar per Oppenheimer), Rebecca Ferguson, Barry Keoghan, Tim Roth e Sophie Rundle in un epilogo ambientato nel 1940, durante i bombardamenti nazisti su Birmingham.
Ma funziona davvero come chiusura di una saga cult durata oltre un decennio?
Peaky Blinders The Immortal Man: la trama
Siamo nel 1940. La Germania nazista ha messo in atto l’Operazione Bernhard: prigionieri ebrei nei campi di concentramento producono sterline false per distruggere l’economia britannica dall’interno. Nel frattempo, Birmingham viene bombardata quotidianamente dalla Luftwaffe tedesca, e Thomas Shelby vive in esilio, ritirato in campagna a scrivere le sue memorie intitolate “L’uomo immortale”.
Tommy è un’ombra di sé stesso, tormentato dai fantasmi di Arthur (morto nel 1938) e della figlia Ruby. Non comanda più i Peaky Blinders, non domina più le stanze in cui entra. È solo un uomo svuotato che cerca pace nei suoi ricordi. Ma la pace non arriva mai per Tommy Shelby.
Suo figlio Duke Shelby (Barry Keoghan), ora a capo dei Peaky Blinders, ha stretto un’alleanza pericolosa con John Beckett (Tim Roth), ex parlamentare laburista passato al fascismo, coinvolto direttamente nell’Operazione Bernhard.
Duke vuole vendere il Paese ai nazisti, e solo Tommy può fermarlo. A spingere il protagonista fuori dall’esilio è Kaulo (Rebecca Ferguson), zingara e sorella gemella di Zelda, madre di Duke. Tommy deve tornare in azione, affrontare suo figlio e scegliere se salvare la sua eredità o bruciarla definitivamente.
Un film, non una settima stagione
Peaky Blinders The Immortal Man dura 112 minuti e narrativamente assomiglia più a un superepisodio finale che a un vero film cinematografico. Le immagini restano seriali: i ralenti iconici, i tagli di capelli impossibili, i colori desaturati, le musiche non originali ma perfettamente sincronizzate. Tutto ciò che ha reso la serie un fenomeno estetico globale è qui, compresso in meno di due ore.
La sceneggiatura di Steven Knight rinuncia alla grandezza epica delle prime stagioni per concentrarsi sull’interiorità di Tommy. Non ci sono scalate di potere, non c’è brutalità esplosiva. C’è solo un uomo che si trascina dietro il peso di tutto ciò che ha fatto, circondato da fantasmi e costretto a scegliere tra redenzione e autodistruzione.

Le recensioni confermano questa impressione. Rotten Tomatoes registra il 92 percento di gradimento critico, con un consenso che definisce il film “una degna conclusione di Peaky Blinders, che si regge benissimo anche come opera a sé stante”. IMDb riporta 7.7 su 10.
I fan più affezionati hanno reagito con emozione: alcuni hanno pianto quando il film è iniziato, altri hanno apprezzato il ritorno dello stile iconico della serie, altri ancora hanno criticato la mancanza di alcuni personaggi storici e una trama che sembra condensare un’intera stagione in due ore.
Cast stellare: Murphy, Ferguson, Keoghan
Cillian Murphy conferma ancora una volta di essere Tommy Shelby. Non recita il personaggio, lo abita. Ogni sguardo, ogni silenzio, ogni esitazione porta con sé il peso di sei stagioni e oltre dieci anni di storia.
Accanto a lui, Rebecca Ferguson interpreta Kaulo con una presenza magnetica che oscilla tra mistero e protezione, mentre Barry Keoghan porta Duke Shelby sullo schermo con una freddezza imprevedibile che ricorda il padre ma con una rabbia tutta sua.

Tim Roth nei panni di John Beckett è il villain fascista perfetto per un’ambientazione anni Quaranta, anche se alcune recensioni lo definiscono “il più svogliato del gruppo”. Sophie Rundle torna come Ada Shelby, l’unica rimasta davvero lucida in una famiglia distrutta dalla violenza e dal potere.
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Peaky Blinders The Immortal Man non è un film per chi non ha mai visto la serie. È incomprensibile senza il contesto delle sei stagioni precedenti. Ma per chi ha seguito Tommy Shelby dal 2013 a oggi, questo epilogo è necessario, emotivamente potente e stilisticamente impeccabile.
Non chiude tutto perfettamente, lascia domande aperte, ma restituisce dignità a un personaggio che ha fatto la storia della televisione moderna. Se hai amato Peaky Blinders, questo film è l’addio che merita. Se non l’hai mai vista, inizia dalla stagione uno. Ne vale la pena.






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