OpenAI e Anthropic abbassano i prezzi, la Cina li sta battendo

Dopo il taglio dell'80% su GPT-5.6 Luna, Anthropic risponde con Claude Opus 5 a metà prezzo, mentre i modelli cinesi continuano a chiudere il divario di qualità.

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OpenAI e Anthropic abbassano i prezzi, e la ragione non è la generosità verso gli sviluppatori. Secondo il Financial Times, entrambe le aziende stanno tagliando drasticamente il costo dei propri modelli per difendersi su due fronti insieme, l’una dall’altra e dalla concorrenza crescente dei rivali cinesi come DeepSeek e Moonshot.

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Cosa significa che OpenAI e Anthropic abbassano i prezzi

Fino a poco tempo fa la competizione tra i grandi laboratori AI si giocava quasi esclusivamente sulle prestazioni, chi aveva il modello più intelligente, più veloce, più capace di ragionare su compiti complessi. Ora la partita si è spostata su un terreno diverso e molto più concreto per chi paga le bollette dell’AI ogni mese, il prezzo per milione di token.

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Non è un dettaglio da poco. Per le aziende che consumano milioni di token al giorno, in particolare per il coding agentico dove gli agenti macinano contesto ripetuto in continuazione, la differenza tra un modello e l’altro può significare la differenza tra un progetto sostenibile e uno che brucia il budget in poche settimane.

Il taglio dell’80% su GPT-5.6 Luna

OpenAI ha ridotto in modo drastico il prezzo di GPT-5.6 Luna, il modello più economico della sua famiglia. Il costo dei token in input è passato da 1 dollaro a 0,20 dollari per milione, quello dei token in output da 6 dollari a 1,20 dollari per milione. In pratica un taglio dell’80% arrivato a sole tre settimane dal lancio del modello.

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GPT-5.6 Luna - OpenAI e Anthropic abbassano i prezzi

Il tempismo racconta parecchio. GPT-5.6 Terra, il modello di fascia intermedia pensato per il lavoro quotidiano, scende invece del 20%, arrivando a 2 dollari per milione di token in input e 12 dollari in output. Il modello di punta, GPT-5.6 Sol, resta invece a listino pieno.

Claude Opus 5 arriva a metà prezzo

Sul fronte Anthropic la risposta ha preso una forma diversa ma altrettanto aggressiva. L’azienda ha lanciato Claude Opus 5 a 5 dollari per milione di token in input e 25 dollari in output, circa la metà del prezzo del modello di punta precedente, Claude Fable 5, pur con prestazioni comparabili nei compiti di programmazione e nell’elaborazione della conoscenza.

Anthropic ha fatto anche un altro passo che dice molto sulla pressione competitiva del momento, ha annullato un aumento di prezzo già programmato per Claude Sonnet 5, che sarebbe dovuto scattare a settembre. Il messaggio implicito è chiaro, in un mercato che si muove così in fretta, alzare i prezzi adesso significherebbe regalare terreno ai concorrenti. Trovi tutti gli aggiornamenti sui modelli Anthropic nella nostra sezione dedicata a Claude.

Perché la Cina spaventa davvero

Il vero motore dietro questa guerra dei prezzi ha un nome preciso, i modelli open source cinesi. DeepSeekMoonshotcon Kimi K3 e altri laboratori stanno chiudendo il divario di qualità rispetto alle soluzioni americane a una velocità che ha colto di sorpresa molti analisti, e lo fanno con costi molto più bassi e con la possibilità per gli sviluppatori di scaricare e modificare liberamente i pesi dei modelli.

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Su Hugging Face i modelli cinesi rappresentano già il 41% dei download totali, e Qwen da solo ha generato più modelli derivati di Google e Meta messi insieme. Non è un dato marginale per chi valuta dove investire tempo e budget di sviluppo.

I numeri sui costi reali parlano chiaro. Uno studio di Artificial Analysis ha confrontato lo stesso set di valutazioni su più modelli, Claude è costato 4.811 dollari, ChatGPT 3.357 dollari, mentre lo stesso lavoro su DeepSeek è costato appena 1.071 dollari e su GLM di Zhipu solo 544 dollari. Per chi gestisce carichi di lavoro enterprise, questa forbice pesa eccome sul bilancio annuale.

Le imprese ci guadagnano, ma non è tutto oro

Chi lavora con l’AI in azienda ha ovviamente tutto da guadagnare da questa corsa al ribasso, ma la questione non riguarda solo i costi diretti. Molti modelli open cinesi permettono di ispezionare i parametri e modificare il comportamento del modello, un vantaggio concreto per chi gestisce dati sensibili e vuole più controllo rispetto ai sistemi chiusi di OpenAI o Anthropic.

C’è però anche un rovescio della medaglia che va segnalato. La corsa all’efficienza nell’AI si intreccia con una trasformazione più ampia del mercato del lavoro tech, dove i tagli al personale procedono di pari passo con l’espansione degli investimenti in infrastrutture. Ne avevamo parlato quando Oracle aveva collegato esplicitamente i suoi licenziamenti all’adozione dell’AI in un documento ufficiale depositato presso la SEC, un caso più unico che raro per la sua franchezza. Dall’altra parte della medaglia, però, l’AI sta anche generando nuove professioni molto ben retribuite, come raccontato nel nostro approfondimento sui nuovi lavori AI con stipendi altissimi.

Per chi sviluppa con l’API, il consiglio pratico resta lo stesso, prima di scegliere un provider sul titolo dell’annuncio conviene prendere tre task reali del proprio lavoro, farli girare su due o tre modelli diversi e misurare il costo per risultato accettabile. È l’unico benchmark che conta davvero quando si tratta di budget.

In definitiva

OpenAI e Anthropic abbassano i prezzi perché non possono più permettersi di ignorare quanto velocemente i modelli cinesi stiano chiudendo il divario, sia in termini di qualità che di costo. Per chi sviluppa applicazioni AI o gestisce budget aziendali, questa guerra dei prezzi si traduce in un’opportunità concreta, ma vale la pena ricordare che dietro ogni taglio drastico c’è sempre una pressione competitiva che prima o poi si scarica da qualche parte, che sia sui margini delle aziende o sul mercato del lavoro che le circonda.

Fonte

Infotelematico

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