Kimi K3 batte GPT e insidia Claude, la Cina sorprende
Kimi K3 è il nuovo modello di intelligenza artificiale sviluppato da Moonshot AI, la startup cinese sostenuta da Alibaba, e nelle ultime ore sta facendo parlare di sé in tutto il mondo tech. Il motivo è semplice, Kimi K3 promette prestazioni vicine a quelle dei migliori modelli americani, con un approccio completamente diverso rispetto ai colossi di Silicon Valley.
Un modello enorme, letteralmente
Con 2,8 trilioni di parametri complessivi, Kimi K3 è di fatto il più grande modello a pesi aperti mai annunciato. Per capire la portata del numero, basti pensare che supera di circa il 75% le dimensioni di DeepSeek V4 Pro, finora uno dei riferimenti dell’AI open source cinese. Il modello utilizza un’architettura Mixture of Experts, che attiva solo 16 esperti su 896 disponibili per ogni token elaborato, così da tenere sotto controllo i costi computazionali nonostante le dimensioni monstre. A rendere possibile questo salto ci sono due innovazioni sviluppate internamente, la Kimi Delta Attention e gli Attention Residuals, pensate per gestire meglio sequenze lunghe e strutture profonde.

Kimi K3 offre anche una finestra di contesto da 1 milione di token, comprensione visiva nativa e una modalità di ragionamento sempre attiva, definita dall’azienda “thinking mode”. I pesi completi del modello, promessi come pienamente open source, arriveranno entro il 27 luglio 2026, mentre oggi Kimi K3 è già disponibile su Kimi.com, Kimi Work, Kimi Code e tramite API.
Come si confronta con GPT e Claude
Secondo i dati diffusi da Moonshot, Kimi K3 ha superato GPT 5.5 e Claude Opus 4.8 in diversi benchmark, inclusi coding e gestione di agenti autonomi, pur restando ancora dietro a Claude Fable 5 e GPT 5.6 Sol sulla performance complessiva. Non è un dettaglio da poco, considerando che si tratta comunque dei sistemi più avanzati oggi disponibili. Il modello si è inoltre posizionato al primo posto nella classifica LMArena dedicata al Frontend Code Arena, un salto di ben 17 posizioni rispetto al predecessore Kimi K2, a conferma di quanto l’evoluzione tra le due versioni sia stata rapida.

Il prezzo resta un punto a favore di Kimi K3, che costa circa 15 dollari per milione di token in output, una cifra comunque triplicata rispetto a K2.6 ma ancora nettamente inferiore ai 50 dollari richiesti da Fable 5 per lo stesso volume. Non mancano però le zone d’ombra, gli osservatori segnalano infatti un tasso di allucinazioni più alto rispetto alla versione precedente, un compromesso che spesso accompagna i grandi salti di capacità.
La corsa cinese all’intelligenza artificiale
Il lancio di Kimi K3 arriva in un momento delicato per il settore, proprio mentre cresce il dibattito su quanto le aziende occidentali debbano affidarsi a modelli open source cinesi. La notizia ha avuto ripercussioni persino sui mercati finanziari, con vendite sui titoli dei semiconduttori legate ai timori su una possibile riduzione della spesa in infrastrutture AI negli Stati Uniti. Non è un caso isolato, anche Google si muove su più fronti con aggiornamenti frequenti ai propri strumenti, come dimostra il recente rebranding di NotebookLM, segno che la competizione nel settore non riguarda solo le prestazioni ma anche il posizionamento dei prodotti.
Per Moonshot, che aveva raccolto 2 miliardi di dollari a maggio con una valutazione superiore ai 20 miliardi, Kimi K3 rappresenta anche un ritorno di visibilità dopo un periodo complicato seguito all’ascesa di DeepSeek. Alcuni analisti hanno definito l’accoglienza al modello quasi eccessiva, sottolineando come parte della reazione sia legata più alla politica che ai meriti tecnici del prodotto, in un contesto dove Washington discute apertamente se limitare l’uso dei modelli open source cinesi da parte delle aziende americane.
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La situazione
Che si tratti di un vero punto di svolta o dell’ennesimo capitolo della corsa tra Cina e Stati Uniti nell’intelligenza artificiale, una cosa è certa, il divario tecnologico si sta assottigliando più in fretta di quanto molti si aspettassero.
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