Hacker tradito da Windows, arrestato all’aeroporto
Pensava di essersi coperto ogni traccia possibile, ma un dettaglio tecnico nascosto dentro Windows 11 lo ha smascherato comunque. La storia di un hacker tradito da Windows arriva dagli Stati Uniti e racconta come nemmeno VPN e servizi di tunneling siano bastati a proteggere l’identità di un diciannovenne accusato di far parte del gruppo criminale Scattered Spider.
Chi è l’hacker tradito da Windows
Il diciannovenne, identificato come Peter Stokes, è stato fermato lo scorso aprile all’aeroporto di Helsinki mentre stava per imbarcarsi su un volo diretto in Giappone. Le autorità lo collegano a Scattered Spider, gruppo noto anche come Octo Tempest, UNC3944 o 0ktapus, tra i più attivi degli ultimi anni negli attacchi contro grandi aziende. Nel caso specifico, gli investigatori sostengono che Stokes abbia partecipato a un attacco ransomware del maggio 2025 contro un rivenditore di gioielli di lusso, con una richiesta di riscatto da 8 milioni di dollari in criptovalute che l’azienda non ha mai pagato, episodio che oggi viene ricordato soprattutto come il caso dell’hacker tradito da Windows.

Il Global Device Identifier che lo ha incastrato
Al centro della vicenda dell’hacker tradito da Windows c’è il Global Device Identifier (GDID), un codice generato durante l’attivazione della licenza di Windows che resta associato al dispositivo. Stokes aveva usato una VPN e creato un account sul servizio di tunneling ngrok proprio per nascondere l’origine del traffico di rete, convinto che questo bastasse a rendere impossibile risalire a lui.
In seguito a un ordine del tribunale, Microsoft ha fornito il GDID alle autorità statunitensi, che lo hanno incrociato con i registri temporali di ngrok e con gli indirizzi IP osservati tra Tallinn, New York e Thailandia. Lo stesso identificatore compariva anche negli accessi a diversi account personali del giovane, tra cui Snapchat, Apple e Facebook, chiudendo di fatto il cerchio delle prove.
Come funziona il tracciamento dietro l’attacco
Il caso dell’hacker tradito da Windows mostra bene quanto sia complesso restare davvero anonimi online quando si usano gli stessi dispositivi per attività illecite e per la vita di tutti i giorni. Una VPN maschera l’indirizzo IP visibile ai siti che si visitano, ma non cancella gli identificatori legati al sistema operativo o alle app installate, che possono comunque finire nei log dei servizi usati durante l’attacco. Chi vuole capire meglio la differenza tra una protezione superficiale e un vero anonimato online può approfondire l’argomento nella nostra guida su come provare a navigare senza essere tracciati, che spiega passo per passo cosa serve davvero per ridurre la propria esposizione.
Perché il GDID è così difficile da nascondere
A differenza dell’indirizzo IP, che cambia ogni volta che ci si connette tramite una VPN diversa, il GDID resta legato in modo permanente al dispositivo fisico, indipendentemente dalla rete usata per collegarsi. Questo significa che chiunque acceda a servizi cloud o remoti dallo stesso computer lascia una traccia coerente nel tempo, anche cambiando IP, browser o account. È proprio questo il motivo per cui la vicenda dell’hacker tradito da Windows viene citata come esempio da chi lavora nella sicurezza informatica, un tema che seguiamo spesso nella nostra sezione tecnologia: dimostra che mascherare la rete non basta se il dispositivo stesso continua a “firmare” ogni sessione con lo stesso identificatore univoco.

Il sequestro e le prove forensi
Durante il fermo all’aeroporto, gli agenti hanno sequestrato due hard disk ritenuti rilevanti per l’indagine. L’analisi forense condotta successivamente ha confermato la corrispondenza tra il GDID presente nei log remoti raccolti da Microsoft e quello effettivamente registrato sul computer sequestrato fisicamente a Stokes. Un dettaglio che, secondo gli investigatori, lascia pochi dubbi sul collegamento tra il giovane e gli attacchi contestati e che rende ancora più emblematica la storia dell’hacker tradito da Windows, nonostante gli sforzi fatti per restare invisibile attraverso strumenti come VPN e tunneling.
Chi cerca strumenti legittimi per proteggere la propria privacy quotidiana, ben diversi da quelli usati per scopi illeciti, può dare un’occhiata alla nostra selezione delle migliori VPN disponibili, utile per capire quali servizi offrono davvero garanzie serie.
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La situazione
Il caso dell’hacker tradito da Windows dimostra che affidarsi solo a VPN e tunneling non basta se il sistema operativo stesso conserva identificatori difficili da eliminare. Per chi si occupa di sicurezza informatica, la vicenda di Stokes è un promemoria concreto di quanto siano sofisticate ormai le tecniche investigative digitali, capaci di ricostruire un profilo completo incrociando dati apparentemente slegati tra loro.
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