Gli hacker abbandonano l’AI cloud e si installano tutto in locale

ChatGPT, Claude e Gemini bloccano i criminali. E loro si installano Mistral e Qwen direttamente sul PC.

Gli hacker abbandonano l'AI cloud e si installano tutto in locale

Gli hacker abbandonano l’AI cloud e non è una notizia di poco conto. Secondo il terzo rapporto annuale di ReliaQuest sull’uso dell’intelligenza artificiale negli attacchi informatici, i cybercriminali stanno smettendo di usare ChatGPTClaude e Gemini. Non perché siano strumenti scadenti, ma proprio perché funzionano troppo bene nel rifiutare le richieste sbagliate.

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Il meccanismo è semplice: un criminale prova a usare uno di questi modelli per preparare un attacco, il sistema riconosce l’intento malevolo e blocca tutto. Anche con tentativi di bypass costruiti ad hoc, i modelli cloud continuano a opporre resistenza. A quel punto la scelta logica è una sola: andarsene.

Perché gli hacker abbandonano l’AI cloud

Il problema non è solo tecnico. I grandi modelli cloud dipendono da fornitori che possono interrompere una sessione in qualsiasi momento, segnalare comportamenti sospetti, o semplicemente aggiornare i filtri da un giorno all’altro. Per chi lavora nell’ombra, questa imprevedibilità è inaccettabile.

Gli hacker abbandonano l'AI cloud e si installano tutto in locale
Gli hacker abbandonano l’AI cloud e si installano tutto in locale

La risposta del mondo criminale è stata pragmatica: installare tutto in locale. Modelli come QwenDolphin e Mistralgirano senza connessione a server esterni, senza account, senza log. Non hanno la stessa qualità di GPT-5Claude Opus o Gemini, ma per chi deve automatizzare attacchi di phishing o generare codice malevolo, la prevedibilità vale più della perfezione.

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È una dinamica che chi segue il mondo open source conosce bene. Sul sito ne abbiamo parlato a proposito di DwarfStar 4, il motore di inferenza locale creato dal catanese Salvatore Sanfilippo per far girare modelli potenti direttamente sul Mac, senza mandare nulla a nessuno. Lo stesso identico principio, applicato però con intenti molto diversi.

L’AI non inventa nuovi attacchi, li accelera

Questo è il punto che il rapporto ReliaQuest chiarisce con nettezza: l’intelligenza artificiale non sta creando nuove tipologie di attacco. Sta rendendo quelli già esistenti più veloci, più economici e più difficili da individuare. Ed è esattamente per questo che gli hacker abbandonano l’AI cloud: serve uno strumento affidabile, non il migliore in assoluto.

Un attacco di phishing che prima richiedeva ore di lavoro manuale adesso si genera in minuti. Un testo credibile, una grafica convincente, un messaggio personalizzato per ogni vittima. I modelli locali fanno già abbastanza, senza i rischi di esposizione legati al cloud.

Sul dark web parallelamente cresce un mercato di strumenti pronti all’uso: software per la sostituzione facciale nei video, sistemi automatizzati che gestiscono un attacco dall’inizio alla fine. L’intelligenza artificiale è diventata un fornitore di servizi anche per l’economia criminale, e come ogni economia, si adatta velocemente ai vincoli del mercato.

Il paradosso dei modelli open source

C’è qualcosa di quasi ironico in questa storia. I modelli open source come Mistral e Qwen nascono con l’obiettivo di democratizzare l’accesso all’intelligenza artificiale, toglierla dal controllo esclusivo delle grandi aziende americane. Un obiettivo legittimo e per molti versi nobile. Eppure è proprio questa apertura il motivo per cui gli hacker abbandonano l’AI cloud in favore di questi strumenti.

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I modelli locali non hanno un “numero di telefono” a cui segnalare abusi. Non c’è nessun team di sicurezza che monitora le sessioni. Sono software, e come ogni software possono essere usati bene o male.

Chi lavora nella sicurezza informatica lo sa già. Ne abbiamo parlato anche guardando il caso Fable 5, il modello Anthropic che dopo alcune critiche sui guardrail troppo stringenti è finito disponibile in locale tramite Ollama. La stessa flessibilità che attrae i ricercatori legittimi attrae anche chi ha intenzioni diverse.

Gli hacker abbandonano l'AI cloud e si installano tutto in locale
Gli hacker abbandonano l’AI cloud e si installano tutto in locale

Le difese reggono, per ora

L’unica notizia parzialmente rassicurante del rapporto è che le difese basate su AI mantengono ancora un vantaggio. I sistemi di sicurezza che usano l’intelligenza artificiale per rilevare minacce riescono ancora a stare davanti ai criminali, anche quando questi usano strumenti simili.

Ma è un equilibrio fragile. Più gli hacker abbandonano l’AI cloud e migrano sul locale, più questo vantaggio si assottiglia. Le alternative locali oggi sono ancora inferiori ai modelli top. Quando anche Mistral o Qwenraggiungeranno la qualità di Claude o GPT-5, quel margine potrebbe ridursi rapidamente.

Nel frattempo, il messaggio del rapporto ReliaQuest è chiaro: l’intelligenza artificiale non ha cambiato le regole della sicurezza informatica, ha solo alzato il ritmo. Gli attacchi sono gli stessi di prima, solo più veloci e più economici da produrre.

La situazione

Gli hacker abbandonano l’AI cloud perché i grandi modelli li bloccano, e i modelli locali open source non lo fanno. È una risposta razionale a un vincolo concreto, non una rivoluzione tecnologica. Il problema è che mentre i criminali si adattano in fretta, le infrastrutture di difesa si aggiornano più lentamente. Chi lavora nella sicurezza informatica ha un motivo in più per tenere d’occhio come evolvono MistralQwen e gli altri modelli senza filtri.

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