Direct to Cell Italia parte già dall’Appennino, ecco chi lo proverà per primo

Arriva il primo test italiano che collega gli smartphone ai satelliti quando manca il segnale a terra.

Direct to Cell Italia

Direct to Cell Italia parte davvero, e lo fa da una delle zone più difficili da coprire con le antenne tradizionali. Fastweb+Vodafone e Starlink hanno firmato un accordo per portare la connettività satellitare direttamente sui normali smartphone, e il primo test italiano di questa tecnologia si svolgerà in un’area appenninica del centro Italia.

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Cos’è il Direct to Cell e come funziona

Il progetto Direct to Cell Italia nasce dall’integrazione tra la rete mobile di Fastweb+Vodafone e la costellazione di satelliti Starlink. In pratica, quando lo smartphone non trova più segnale terrestre, la connessione passa automaticamente al satellite, senza bisogno di modificare impostazioni o usare telefoni satellitari dedicati. Il passaggio avviene senza interruzioni nell’accesso ai dati o agli SMS, e soprattutto senza che l’utente debba fare nulla.

Direct to Cell Italia
Direct to Cell Italia parte già dall’Appennino, ecco chi lo proverà per primo

Il punto di forza di Direct to Cell Italia è proprio questo, funziona su smartphone 4G comuni, quelli che già abbiamo in tasca. Non servono accessori aggiuntivi, non serve comprare un telefono nuovo. Basta trovarsi all’aperto, con una visuale libera del cielo, perché il servizio funziona esclusivamente in queste condizioni.

Cosa si può fare davvero in questa prima fase

Durante la sperimentazione saranno supportati dati, SMS e MMS, insieme alle app compatibili come WhatsAppGoogle Maps, Messenger e X. Chi si trova in una zona isolata potrà quindi continuare a scambiare messaggi e usare la mappa anche senza un solo tacca di campo.

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Non tutto però è già coperto. Le chiamate vocali tradizionali, comprese quelle ai numeri di emergenza, non sono ancora supportate tramite la connessione satellitare. È un limite importante da tenere presente, soprattutto per chi immagina già di usare Direct to Cell Italia come rete di sicurezza in montagna in caso di incidente.

La tecnologia dietro i satelliti Starlink

I satelliti coinvolti nel progetto Direct to Cell Italia viaggiano in orbita terrestre bassa, i cosiddetti satelliti LEO, a circa 360 chilometri di altitudine. Si muovono a una velocità di circa 27.000 chilometri orari, il che significa che restano visibili su una determinata area soltanto per pochi minuti alla volta.

Per garantire continuità al servizio, il sistema deve gestire automaticamente il passaggio da un satellite all’altro, un’operazione simile all’handover che il telefono compie normalmente tra due antenne terrestri, ma qui su scala e velocità decisamente più alte. È un dettaglio tecnico che spiega bene perché finora nessun operatore italiano avesse ancora testato sul campo questa integrazione.

Direct to Cell Italia

Perché proprio l’Appennino centrale

La scelta della zona non è casuale. Le aree appenniniche del centro Italia hanno un’orografia complessa e una densità abitativa molto bassa, due fattori che rendono poco conveniente, dal punto di vista economico, costruire nuove torri cellulari. È lo stesso motivo per cui tecnologie simili hanno già trovato applicazione in altre zone montane o costiere isolate nel mondo.

Direct to Cell Italia nasce quindi come complemento alla rete terrestre, non come sua alternativa. Il satellite entra in gioco solo dove le infrastrutture tradizionali non arrivano o non conviene costruirle, lasciando la rete mobile classica come collegamento principale ovunque sia già disponibile.

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Il contesto societario dietro l’accordo

La sperimentazione arriva in un momento particolare per Fastweb+Vodafone. Dal primo gennaio 2026 Fastweb e Vodafone Italia operano come un’unica società, Fastweb S.p.A., pur mantenendo il marchio Fastweb+Vodafone come identità commerciale dopo il completamento della fusione. Al momento dell’unione il gruppo dichiarava oltre 20 milioni di linee mobili, più di 20.000 siti radiomobili e una copertura 5G pari all’87% della popolazione italiana.

Numeri che danno il senso di quanto sia già estesa la rete su cui Direct to Cell Italia andrà a innestarsi, almeno nella fase in cui la tecnologia sarà pronta per un lancio commerciale vero e proprio. Chi vuole restare aggiornato su questo tipo di annunci può seguire le ultime notizie tech pubblicate ogni giorno sul sito.

Chi segue da tempo l’evoluzione di questo settore ricorderà anche Taara, il progetto di Google che porta internet tramite fasci di luce, un’altra strada per portare connettività dove le infrastrutture tradizionali faticano ad arrivare.

Sulla stessa linea si muove anche Amazon Leo, il progetto di internet satellitare di Amazon, pensato proprio per competere con la costellazione di Starlink e portare Direct to Cell Italia a confrontarsi con soluzioni alternative nei prossimi anni.

Per ora si tratta di una fase riservata agli addetti ai lavori, senza una data definita per l’arrivo del servizio a tutti i clienti Fastweb+Vodafone. Ma il primo passo, quello di verificare che tutto funzioni davvero sul campo, è stato mosso.

La situazione

Il primo test italiano segna l’inizio concreto di una tecnologia che fino a ieri sembrava roba da fantascienza, e i risultati di questa sperimentazione sull’Appennino diranno molto su quanto in fretta la connessione satellitare diretta potrà arrivare anche fuori dai laboratori.

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