Usi ChatGPT tutti i giorni, magari per lavoro. Scrivi email, fai domande sui tuoi conti, carichi documenti. E probabilmente non hai mai pensato a cosa non dire ai chatbot AI. Quella cosa che stai facendo, senza saperlo, si chiama regalare dati a un sistema che li conserva per anni.
Parlare con un chatbot sembra privato. Una conversazione tra te e una macchina, nella tua stanza, senza testimoni. Non funziona così. Quello che scrivi a ChatGPT, Gemini o Claude può finire nei dataset usati per addestrare i modelli futuri, può essere letto da revisori umani, può restare sui server per cinque anni. Sapere cosa non dire ai chatbot AI ti evita guai concreti.
Cosa non dire ai chatbot AI: i dati che non devi mai condividere
Alcune cose non dovresti digitarle in nessun chatbot, a prescindere dal piano che usi o dalle impostazioni che hai attivato.
I dati identificativi sono i primi: numero di passaporto, codice fiscale, patente, indirizzo di casa, numero di telefono. Poi i dati sanitari, che spesso le persone inseriscono quando cercano di interpretare referti o sintomi. I dati bancari e finanziari: numeri di conto, codice PIN, estratti conto, dati fiscali. Le credenziali di accesso, e qui quasi non serve spiegarlo. E infine i dati aziendali riservati: codice sorgente, piani strategici, informazioni su clienti.
Non è paranoia. Questi sistemi non sono progettati per tenere segreti. Sono progettati per imparare, e imparano da quello che scrivi. Capire cosa non dire ai chatbot AI significa capire come funzionano davvero.

ChatGPT: cosa succede ai tuoi dati e come fermarlo
OpenAI usa le conversazioni degli utenti per addestrare i modelli successivi. Vale per la versione gratuita, vale per ChatGPT Plus, vale per ChatGPT Pro. Puoi disattivarlo in pochi secondi.
Vai in Impostazioni, poi Controlli dei dati, e disattiva la voce “Migliora il modello per tutti”. L’impostazione vale per l’intero account su qualsiasi dispositivo. In alternativa, attiva le chat temporanee: le conversazioni non vengono salvate nella cronologia e non contribuiscono all’addestramento. Scompaiono dopo 30 giorni.

A maggio 2026, OpenAI ha lanciato Advanced Account Security, una modalità opzionale che include l’esclusione automatica dall’addestramento senza dover cercare la spunta nelle impostazioni. La trovi nella sezione Sicurezza del tuo account web.
Se usi ChatGPT per lavoro con dati sensibili, l’unica soluzione davvero sicura è passare a ChatGPT Team o ChatGPT Enterprise: queste versioni garantiscono per contratto che i dati non vengono usati per addestrare niente, con piena conformità GDPR.
Gemini: il problema che Google non ha risolto
Con Google Gemini la situazione è più complicata. Google raccoglie non solo le conversazioni, ma anche la posizione, i feedback e le informazioni sull’utilizzo. Dal giugno 2025 ha aggiornato la policy: ora può usare anche le conversazioni su Gmail, Documenti e Drive per addestrare i modelli. La funzione per bloccare tutto esiste, ma è disattivata di default.
Per fermare la raccolta devi disattivare “Attività app Gemini” dalle impostazioni. Il percorso richiede due conferme: Google vuole che tu capisca le conseguenze prima di procedere. Una volta fatto, le nuove conversazioni non vengono più salvate né usate per l’addestramento.

C’è però un limite da tenere presente: anche dopo aver disattivato tutto, Google conserva le conversazioni per 72 ore per motivi tecnici. Le chat già revisionate internamente restano sui server Google per un massimo di 3 anni, separate dal tuo account ma non eliminabili. Quello che hai scritto prima di cambiare le impostazioni non sparisce.
Claude: la svolta del settembre 2025
Anthropic, la società che sviluppa Claude, fino al 2025 era tra le più caute sul tema della privacy. Poi a settembre 2025ha cambiato le regole.
Dal 28 settembre 2025, Anthropic ha iniziato a usare le chat degli utenti per addestrare i modelli. Al momento dell’accettazione dei nuovi termini compariva un pop-up con l’interruttore preimpostato su “On”. Chi ha cliccato Accetta senza leggere ha dato il consenso senza saperlo.
Per disattivarlo: Impostazioni → Privacy, poi spegni l’interruttore “Aiuta a migliorare Claude”. Vale solo per i dati futuri. Quello già usato per l’addestramento non si può recuperare.

Chi vuole una sessione completamente fuori dai radar può usare la modalità incognito di Claude: quelle chat non vengono usate per il training, anche se hai lasciato attivo il miglioramento del modello. La conservazione per chi ha accettato arriva fino a 5 anni, contro i 30 giorni della policy precedente.
La modifica non riguarda i piani aziendali. Claude for Work, Claude Gov e Claude for Education hanno regole diverse, con garanzie più solide.
Cosa non dire ai chatbot AI: la regola pratica
Tratta questi strumenti come se parlassi in un ufficio aperto. Quello che non diresti ad alta voce davanti ai colleghi, non scriverlo nel chatbot. Vale per i dati medici, i documenti aziendali, le credenziali. Sono le categorie che, se finiscono in un dataset, creano problemi reali e difficili da risolvere.
Sapere cosa non dire ai chatbot AI non vuol dire smettere di usarli. Vuol dire usarli con la testa.
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I dati che stai dando oggi a questi sistemi finiranno nei modelli di domani. Non per malevola intenzione, ma per come funziona il machine learning. Sapere cosa non dire ai chatbot AI e cambiare due impostazioni ti costa tre minuti. Non farlo ti costa la privacy per anni.






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