Cloudflare ferma la pirateria nel Regno Unito: cosa cambia e cosa succede in Italia
Notizia storica per il web e per la lotta contro la diffusione illegale di contenuti online: Cloudflare ferma la pirateria direttamente dalla sua rete CDN, iniziando dal Regno Unito. Un cambiamento che segna una svolta rispetto alla posizione tradizionalmente neutrale della società americana. Ma cosa significa davvero questa scelta? E soprattutto, cosa sta succedendo in Italia?
Cloudflare ferma la pirateria in UK: la decisione storica
Per la prima volta, Cloudflare ferma la pirateria bloccando direttamente oltre 200 siti pirata sui suoi server per gli utenti nel Regno Unito. La decisione è frutto di un ordine dell’Alta Corte britannica, richiesto dalla Motion Picture Association per proteggere film e serie TV da violazioni del copyright.
Gli utenti che provano ad accedere ai siti pirata tramite la CDN di Cloudflare visualizzano ora un messaggio d’errore: “Error 451 – Unavailable for Legal Reasons”. Questo significa che Cloudflare ferma la pirateria intervenendo non solo come fornitore DNS, ma direttamente come gestore della rete di distribuzione.
Perché Cloudflare ferma la pirateria
Finora, Cloudflare aveva sempre difeso una posizione neutrale: fornire servizi a chiunque senza prendere posizione sui contenuti. La pressione legale e la crescente insoddisfazione delle major dell’intrattenimento hanno però portato a questa inversione di tendenza.
Con questa mossa, Cloudflare ferma la pirateria alla radice per gli utenti britannici, rafforzando la protezione del copyright e chiudendo una delle scappatoie più usate dagli utenti per aggirare i blocchi imposti agli ISP.
E in Italia?
Se nel Regno Unito Cloudflare ferma la pirateria in modo mirato e legato a un ordine di tribunale, in Italia la situazione è più complessa. Da anni i giudici italiani emettono ordinanze che coinvolgono anche Cloudflare per bloccare siti IPTV pirata, ma spesso con risultati controversi.
Con l’arrivo del sistema Piracy Shield, gli operatori italiani (ISP, DNS, VPN) sono obbligati a bloccare i siti segnalati nel giro di pochi minuti, generando però critiche per i frequenti casi di “over-blocking” e i dubbi sulla legittimità delle procedure.

Cloudflare ferma la pirateria: un trend che continuerà?
Quello che è certo è che l’azione nel Regno Unito potrebbe aprire la strada a interventi simili in altri Paesi. Se Cloudflare ferma la pirateria su richiesta legale, possiamo aspettarci che le autorità italiane aumentino la pressione per ottenere lo stesso livello di collaborazione anche qui.
Conclusioni
La notizia che Cloudflare ferma la pirateria nel Regno Unito segna un cambiamento epocale nel ruolo delle grandi piattaforme nella lotta al fenomeno. Resta da vedere come questa linea verrà applicata nel resto d’Europa e soprattutto in Italia, dove la questione resta aperta e controversa.
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