Chiave API ChatGPT rubata e credito sparito, l’errore che fanno tutti con GitHub
Hai creato la tua chiave API ChatGPT, l’hai incollata nello script scritto con l’AI e hai caricato tutto su GitHub per non perderlo. Qualche giorno dopo il credito è finito, oppure arriva una mail che ti avvisa che la chiave è stata disattivata. Succede molto più spesso di quanto si pensi, e il motivo è quasi sempre lo stesso. La chiave API OpenAIera finita online dentro il codice, visibile a chiunque.
Cos’è una chiave API e perché vale soldi

Per capire cos’è una chiave API basta pensarla come una password speciale. Non serve a entrare nel tuo account dal browser, ma permette a un programma di usare ChatGPT, Claude o altri servizi a tuo nome. Ogni richiesta fatta con quella chiave viene conteggiata e pagata da te.
Una volta chiaro cos’è una chiave API, si capisce anche perché è così preziosa per chi la ruba. Con la tua chiave API OpenAI qualcun altro può generare testi, immagini o codice per ore, e il conto arriva sul tuo credito. Non serve nemmeno conoscere la tua password, basta la chiave.
L’errore che fanno tutti con GitHub
Lo schema è quasi sempre identico. Chiedi all’AI uno script che usa ChatGPT, e l’AI ti dice di mettere la chiave in un file chiamato .env, oppure la scrive direttamente nel codice. Poi carichi la cartella su GitHub con un semplice comando, e con lei parte anche il file con la chiave.
Il problema è che su un progetto pubblico quel file lo vede chiunque. E non lo guardano solo le persone, ma anche bot automatici che passano il tempo a scandagliare GitHub alla ricerca di chiavi da usare.
C’è un dettaglio che frega quasi tutti. Cancellare il file dopo non basta, perché Git conserva la cronologia di ogni modifica. La chiave resta lì, nelle versioni precedenti, finché non la disattivi. È la stessa documentazione di GitHub a dirlo chiaramente, cioè una chiave pubblicata va considerata compromessa, anche se la togli subito.
I numeri di questo errore
Non è un problema da pochi distratti. Secondo il rapporto annuale di GitGuardian, azienda specializzata in sicurezza, nel 2025 su GitHub sono finiti online 28,65 milioni di segreti, cioè chiavi e password, con una crescita del 34% in un anno. Quelli legati ai servizi di intelligenza artificiale sono aumentati dell’81%.
Il dato più interessante riguarda proprio chi programma con l’AI. Nei progetti scritti con l’aiuto dell’intelligenza artificiale le chiavi finiscono online circa il doppio delle volte, il 3,2% dei casi contro l’1,5% della media. Non perché l’AI sia cattiva, ma perché chi la usa spesso non conosce le regole di base. Se hai seguito la nostra guida per automatizzare con Python, sei proprio il tipo di utente a cui serve sapere queste cose.
Il file gitignore che ti salva
La soluzione è un file di testo con un nome strano, .gitignore. Lo metti nella cartella principale del progetto, e dentro scrivi l’elenco dei file che Git deve ignorare. Quei file restano sul tuo PC ma non vengono mai caricati su GitHub.
Per proteggere la tua chiave API ChatGPT bastano poche righe. Questo è un esempio pronto per un progetto Python.
# Chiavi e password, mai online
.env
.env.local
# File di Python che non servono
__pycache__/
.venv/
Crea il gitignore prima di caricare qualsiasi cosa, non dopo. Se il file .env è già stato caricato una volta, aggiungerlo all’elenco non lo toglie dalla cronologia, e la chiave va comunque cambiata. Quando chiedi all’AI di scriverti uno script, aggiungi sempre una frase del tipo “tieni la chiave in un file .env e creami anche il gitignore”. Lo farà senza problemi.
Vale anche per la chiave API Claude e gli altri
Il discorso non riguarda solo OpenAI. La chiave API Claude di Anthropic, quelle di Gemini, di DeepSeek e di qualsiasi altro servizio funzionano allo stesso modo, e i bot le cercano tutte. GitGuardian segnala che otto dei dieci tipi di segreti che crescono più in fretta tra quelli pubblicati per errore sono legati all’AI.
Lo stesso vale per il gitignore, che non è una cosa di ChatGPT ma di Git. Una volta imparato, protegge qualunque chiave tu abbia nel progetto. E se la tua chiave API Claude finisce in un file di configurazione, il rischio e la soluzione sono identici.
Occhio anche ai pacchetti e agli strumenti che installi. Abbiamo già raccontato come un malware su PyPI sia stato caricato proprio per rubare credenziali dai computer degli sviluppatori. Una chiave salvata in chiaro sul PC fa gola anche lì.
Cosa fare se la chiave è già finita online
Se hai il dubbio di aver pubblicato una chiave, non perdere tempo a cancellare file. Vai subito nel pannello del servizio, per esempio nella pagina dove gestisci la tua chiave API OpenAI, revoca la chiave vecchia e creane una nuova. È l’unico passaggio che la rende davvero inutile.
Poi controlla i consumi degli ultimi giorni, per capire se qualcuno l’ha usata. E imposta un limite di spesa mensile, se il servizio lo permette. Non evita il furto, ma evita che un furto diventi una bolletta enorme.
GitHub ti protegge, ma non sempre
Va detto che negli ultimi anni GitHub si è attrezzato. Dal 2024 i nuovi progetti pubblici hanno attiva di default la protezione in fase di caricamento, che blocca molte chiavi riconoscibili prima che finiscano online. Alcuni servizi, avvisati da GitHub, disattivano anche in automatico la chiave appena la vedono pubblicata.
Non è però una garanzia totale. L’avviso si può ignorare con un clic, non tutte le chiavi vengono riconosciute e il problema non riguarda solo GitHub. Chiavi finiscono online anche in screenshot, forum e siti pubblicati di fretta. E con gli agenti AI che aggirano la sandbox, lasciare credenziali in giro nel computer diventa ancora più rischioso.
Una chiave API ChatGPT rubata non è una catastrofe se te ne accorgi subito, ma è un problema che si evita con un file di due righe e un minimo di attenzione. Tieni le chiavi nel file .env, crea quel file di esclusione prima di caricare qualsiasi cosa e imposta un limite di spesa. Sono tre abitudini da cinque minuti, e le altre guide su come usare l’AI senza sorprese le trovi nella sezione intelligenza artificiale del sito.
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