L’AGCOM regola le CDN: ora valgono come reti di comunicazione elettronica

L’AGCOM regola le CDN

Le Content Delivery Network (CDN) non sono un nome noto al grande pubblico, ma sono ovunque. Sono le reti che permettono ai contenuti digitali – come video, film, partite in streaming o aggiornamenti software – di arrivare velocemente e senza intoppi ai nostri dispositivi.

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Da oggi, queste infrastrutture saranno regolate in modo chiaro anche in Italia: l’AGCOM le ha ufficialmente equiparate alle reti di comunicazione elettronica, come stabilito dalla delibera 207/25/CONS.

Cosa sono le CDN e perché sono fondamentali?

Le CDN sono reti di server distribuiti sul territorio, progettate per:

  • consegnare contenuti digitali con alta velocità e minima latenza
  • alleggerire il carico delle reti principali
  • garantire performance stabili anche sotto stress (es. durante una diretta su DAZN o Prime Video)

Tra le più note ci sono CloudflareAkamaiFastly e Amazon CloudFront.

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Cosa ha deciso l’AGCOM?

Con la nuova delibera del 5 agosto 2025, AGCOM ha deciso che:

  • Le CDN attive in Italia sono da considerarsi reti di comunicazione elettronica
  • Devono ora sottostare al regime di autorizzazione generale previsto dal Codice delle comunicazioni elettroniche
  • Sono soggette a obblighi di trasparenza, vigilanza e ispezione, proprio come gli operatori telefonici tradizionali
AGCOM regola le CDN

Perché questa decisione

L’AGCOM vuole:

  • Evitare il far west digitale, dando regole chiare anche ai grandi operatori globali
  • Assicurare parità di trattamento tra Telco e provider di contenuti digitali (come Netflix, Google, Amazon)
  • Potenziare gli strumenti per combattere pirateria e abusi via rete (es. con sistemi come Piracy Shield)
  • Prevenire distorsioni nel mercato e garantire stabilità a lungo termine

Chi è coinvolto?

Sono coinvolti:

  • operatori CDN che operano in Italia (con server fisici)
  • fornitori di servizi digitali (CAP: Content & Application Provider)
  • utenti finali indirettamente, perché questa norma impatta la velocità e qualità dei servizi digitali

La consultazione pubblica ha visto la partecipazione di 27 stakeholder: operatori italiani, multinazionali tech, associazioni e rappresentanti del settore.

E il fair share?

Oltre alla regolamentazione, AGCOM ha aperto al dibattito sul cosiddetto “fair share”: un contributo economico che le Big Tech potrebbero dover versare per l’uso delle reti italiane.

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Alcuni operatori, però, hanno espresso timori: secondo l’AIIP, potrebbe esserci un aumento dei costi per l’utente finale o rallentamenti negli investimenti.

Perché ti dovrebbe interessare?

Questa nuova regolamentazione tocca direttamente la qualità dello streaming, la velocità dei download e la stabilità dei servizi digitali che usi ogni giorno. È un passo avanti per avere un internet più trasparente, equo e controllato, ma anche un segnale forte per i colossi del web: in Italia, le regole valgono per tutti.

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