Addio ai Call Center Almaviva in Sicilia: 489 Lavoratori Senza Lavoro
È ufficiale: Almaviva chiude i call center in Sicilia, lasciando a casa 489 lavoratori. Una crisi annunciata, che ora si è concretizzata dopo la fine della cassa integrazione e il fallimento dei tentativi di mediazione. I dipendenti, in gran parte distribuiti tra Palermo e Catania, si trovano senza occupazione, senza tutele concrete, e con poche prospettive all’orizzonte.
Cosa è successo ad Almaviva
L’azienda Almaviva Contact ha comunicato l’avvio della procedura di licenziamento collettivo al termine della cassa integrazione scaduta il 31 luglio 2025. I sindacati hanno rifiutato le condizioni proposte, che includevano un incentivo all’esodo e altri quattro mesi di ammortizzatori, ma senza alcuna garanzia di reintegro o ricollocazione.
Il risultato? Quasi 500 persone licenziate, con effetto immediato.

Dove colpiscono i licenziamenti
I numeri sono chiari:
- Palermo: 277 licenziati
- Catania: 112 licenziati
- Napoli: 44 licenziati
- Milano: 27 licenziati
- Cosenza: 17 licenziati
- Roma: 12 licenziati
Una parte importante dell’occupazione nel settore dei servizi digitali e del supporto clienti viene così cancellata, con particolare impatto nel sud Italia, dove queste posizioni rappresentavano spesso l’unica opportunità stabile.
Nessuna alternativa concreta
Secondo Almaviva, non ci sono alternative: il modello dei call center non è più sostenibile in assenza di commesse strutturate e con l’attuale sistema di appalti al ribasso. I sindacati non ci stanno e parlano di “ricatto occupazionale”, mentre i lavoratori si sono organizzati in sit-in per chiedere un intervento immediato del Governo e della Regione.
Le voci dei lavoratori
Molti degli ex dipendenti hanno lavorato per 10, 15 o anche 20 anni all’interno di Almaviva. Alcuni raccontano:
“Non ci è stato offerto nulla di concreto, solo un incentivo per lasciare e sparire.”
“Abbiamo famiglie, mutui, figli… ci sentiamo abbandonati dallo Stato.”
Non si tratta di esuberi temporanei, ma di un taglio definitivo in uno dei settori più instabili e sfruttati del mondo del lavoro digitale.
Una crisi strutturale del settore call center
Il problema non è solo Almaviva. In tutta Italia, il settore dei call center è sotto pressione da anni, tra esternalizzazioni, appalti precari e concorrenza estera. I lavoratori, spesso iper-qualificati, sono costretti a salari minimi e turni instabili, senza tutele reali e con ammortizzatori sociali che non bastano.
Perché ti dovrebbe interessare?
Perché, se ci pensi bene, era solo questione di tempo.
Il mondo dei call center stava già traballando da anni, ma a farlo crollare sono stati l’eccesso di pressioni e un sistema diventato insostenibile, sia per chi ci lavorava sia per chi subiva telefonate continue, ogni giorno, per ogni cosa.
Tra normative più rigide (come il Registro Pubblico delle Opposizioni), app anti-spam, e la crescente diffidenza degli utenti verso qualunque numero sconosciuto, la chiusura era già scritta.
A forza di disturbare la gente, hanno finito per bruciarsi da soli.
I licenziamenti fanno male, certo. Ma sono il risultato di un modello che ha stancato tutti: chi lavorava al telefono sotto stress, chi veniva assillato a casa, chi cercava soluzioni e si è trovato in mezzo al nulla.
In un’epoca in cui tutto è digitale, automatico, personalizzabile, quel tipo di contatto commerciale invasivo non ha più senso di esistere.
E ora ne vediamo le conseguenze.
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