Accesso completo al disco Mac, Apple stringe dopo il caso Muse di Meta
Apple vuole rendere più difficile concedere l’accesso completo al disco Mac, il permesso che lascia un’app leggere quasi tutto quello che hai sul computer, dalla posta ai messaggi fino alla cronologia del browser. L’annuncio è arrivato il 2 ottobre sul sito per sviluppatori, e il motivo dichiarato sono gli agenti AI. Il permesso non sparisce, ma servirà un’azione esplicita per darlo a un’app. Tutto è partito da una polemica sulla Muse di Meta, accusata di aver letto le chat di un utente.
Cosa cambia per l’accesso completo al disco Mac

L’avviso di Apple si intitola “Updates to Full Disk Access in macOS”. Il Full Disk Access, che in italiano si chiama Accesso completo al disco, è un’eccezione molto ampia alle protezioni di macOS. Le app che lo ottengono possono leggere le cartelle che il sistema normalmente tiene chiuse, come quelle di Mail, Messaggi e Safari, senza chiedere conferma file per file.
Apple non lo elimina, perché alcune app ne hanno davvero bisogno, a partire da quelle di backup. Però concederlo diventerà una scelta più consapevole. Sul Mac potrebbe comparire un passaggio in più rispetto al pannello di oggi, una conferma in più prima di aprire tutto. Per ora non ci sono date, e l’avviso ufficiale non dice con quale versione di macOS arriverà la novità.
Vale solo per il Mac. Su iPhone le app girano in una sandbox più rigida e un permesso come il Full Disk Access non esiste, quindi lì il problema non si pone.
Perché Apple ha paura degli agenti AI
Il permesso è nato in un’epoca in cui darlo voleva dire far lavorare un programma di backup o un’utility di sistema. Oggi la situazione è diversa. Gli agenti AI non si limitano a rispondere alle domande, riordinano la posta, cercano file, rispondono ai messaggi. Per farlo devono leggere proprio quelle cartelle protette, e macOS offre un solo modo per aprirle, tutto o niente.
Apple lo dice chiaramente. Con agenti sempre più autonomi, come quelli dei nuovi modelli tipo Claude Opus 5.5, i rischi legati a questo livello di accesso cresceranno parecchio. Un’app normale al massimo può abusare di un file. Un agente può usare quel file come contesto, decidere un’azione e mandare qualcosa all’esterno. E nelle app di comunicazione l’esposizione non riguarda solo te, ma anche le persone con cui scrivi.
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Il caso Muse di Meta e le 187.000 righe di Messaggi
La stretta arriva pochi giorni dopo la polemica sulla Muse di Meta, un agente AI per desktop. Un utente, Aten, ha raccontato che l’agente aveva sincronizzato circa 187.000 righe del database di Messaggi del suo Mac mini, nonostante il permesso fosse disattivato e negato durante la configurazione.
Meta respinge l’accusa. Il CTO David Singleton spiega che l’integrazione con Messaggi è facoltativa e che la Muse di Meta può leggere le chat solo se l’utente concede il permesso e attiva il connettore dentro l’app. L’esperto di sicurezza del Mac Patrick Wardle però non è convinto. Una volta dato l’accesso, secondo lui, qualsiasi file non protetto a livello di root diventa leggibile, dalle conversazioni ai cookie del browser.

Come controllare in Privacy e Sicurezza quali app hanno il permesso
Non serve aspettare Apple per fare un po’ di pulizia. Apri Impostazioni di Sistema, entra in Privacy e Sicurezza e scorri fino alla voce Accesso completo al disco. Lì trovi l’elenco delle app che hanno il permesso, ognuna con il suo interruttore.
Guardalo con calma. Antivirus, programmi di backup e alcune utility di sistema hanno un motivo valido per stare lì. Se invece vedi un assistente AI, un’app che non usi più o qualcosa che non riconosci, spegni l’interruttore. Per toglierla del tutto selezionala e premi il tasto meno in fondo alla lista. Il Mac ti chiederà la password o l’impronta, ed è normale.
Lo stesso pannello di Privacy e Sicurezza contiene anche le altre voci, come File e cartelle, Automazione e Accessibilità. Vale la pena dargli un’occhiata, perché molti agenti chiedono più permessi insieme e spesso li concediamo senza leggere.
Il dubbio degli sviluppatori
Non tutti hanno accolto bene l’annuncio. Il comunicato è vago, e presentare il permesso come pensato solo per i backup fa temere a molti sviluppatori una stretta sulle app ammesse. Il rischio è che a pagare siano anche programmi storici del Mac che con l’AI non c’entrano niente.
Per gli utenti, invece, la direzione è chiara. Gli agenti AI potranno continuare a lavorare sul Mac, ma dovrai essere tu a dire sì in modo esplicito, sapendo cosa stai aprendo.
Se sul tuo Mac giri qualche assistente AI, oggi è il momento giusto per ricontrollare l’accesso completo al disco Mac e togliere il permesso a chi non ne ha bisogno. Ci vogliono due minuti, e dopo il caso della Muse di Meta sono due minuti ben spesi. Per seguire le altre novità sull’intelligenza artificiale trovi tutto nella sezione AI.
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